Se volgiamo lo sguardo alla nostra storia, scopriamo che san Vincenzo de’ Paoli affrontò la cura degli anziani con una visione davvero rivoluzionaria per il suo tempo. Vedendo tanti artigiani e lavoratori ormai avanti negli anni cadere nella miseria quando non erano più in grado di lavorare, nel 1653 fondò a Parigi l’Ospizio del Nome di Gesù. Il suo scopo non era semplicemente quello di accoglierli o di sottrarli alla vista della società, ma di offrire una dimora dignitosa e accogliente ai lavoratori inabili e agli anziani.
San Vincenzo restituì loro la dignità evitando che cadessero nell’ozio. Mise a loro disposizione strumenti di lavoro e insegnò mestieri adatti alle loro forze, affinché potessero sentirsi ancora utili e valorizzati. Nel suo primo discorso rivolto agli anziani dell’Ospizio del Nome di Gesù, li incoraggiò con queste parole:
«Tutto questo deve spingervi a lavorare con le vostre mani finché ne sarete capaci e secondo le vostre forze, invece di pensare: “Non devo preoccuparmi di fare nulla, poiché sono certo che non mi mancherà niente”. […] Lavorate per amore di Dio, poiché Egli stesso ci dà l’esempio, operando continuamente per noi.»
Anche il rispetto che il Fondatore nutriva per gli anziani era così profondo da diventare una vera regola di vita. Nella casa di San Lazzaro, san Vincenzo prese l’abitudine di far sedere accanto a sé, alla sua tavola, alcuni anziani poveri e, come riferiscono i biografi, «li trattava con grande rispetto e non rivolgeva loro mai la parola senza togliersi il cappello».
Questa profonda venerazione per la vecchiaia illumina ancora oggi la nostra vita congregazionale. Nel suo Messaggio per questa Giornata Mondiale, Papa Leone XIV ci ricorda che l’età avanzata «può diventare il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale». Il Santo Padre ci esorta a vivere questa stagione con fiducia, perché «quando viene accolta e riconosciuta, la fragilità apre il cuore all’aiuto reciproco e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire».
Nella Congregazione della Missione, questo insegnamento evangelico costituisce uno dei pilastri della nostra vita comunitaria. Lungi dall’allontanare coloro che, a motivo dell’età, non possono più trovarsi in prima linea nell’attività pastorale, le nostre Costituzioni affermano esplicitamente che:
«I missionari malati, quelli di salute cagionevole e gli anziani ci saranno particolarmente cari e considereremo la loro presenza come una benedizione per le nostre case.» (Costituzioni della Congregazione della Missione, C 26, §1)
I nostri confratelli anziani non cessano di essere missionari quando le forze fisiche vengono meno. Al contrario, attraverso la testimonianza di un’intera vita donata, la sapienza maturata negli anni, la preghiera e l’accettazione della propria vulnerabilità, «uniti in modo particolare a Cristo sofferente, partecipano alla nostra opera di evangelizzazione» (Statuti della Congregazione della Missione, E 13).
Avendo recentemente concluso le celebrazioni del quarto centenario della fondazione della nostra Congregazione (1625-2025), la presenza perseverante dei nostri missionari anziani rappresenta una delle testimonianze più eloquenti della fedeltà al carisma. Come ci ha ricordato il Superiore Generale, padre Tomaž Mavrič, CM, nel valutare i frutti di questo tempo giubilare:
«Il Giubileo non rimane confinato nella memoria del passato; è un invito a guardare al futuro con una speranza attiva. Continuiamo a essere pellegrini di speranza accanto ai poveri, testimoni di un Vangelo che si fa servizio e fraternità.»
In questa Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, sappiamo rendere onore a coloro che ci hanno preceduto, ringraziando per l’immenso servizio reso dai nostri anziani e riconoscendo nella loro presenza serena la forza stessa di Cristo, che continua a sostenere la nostra missione.