Nel corso della storia, la tradizione vincenziana ha insegnato che, al di sopra delle opere esteriori e dei grandi beni materiali, il vero sacrificio che il Signore cerca è la nostra interiorità. Papa Francesco, nella sua recente enciclica Dilexit nos, ha voluto sottolineare questa profonda convinzione storica e teologica del nostro fondatore: «San Vincenzo de’ Paoli […] diceva che ciò che Dio vuole è il cuore: “Dio chiede principalmente il cuore, il cuore, che è la cosa principale. Da dove viene che uno che è privo di beni meriti più di colui che, possedendo grandi ricchezze, vi rinuncia? Dal fatto che chi non ha nulla lo fa con maggiore affetto; ed è questo che Dio desidera in modo particolare”» (Dilexit nos, 148). Nella teologia vincenziana, il dono più grande e prezioso che possiamo offrire a Dio e ai nostri fratelli poveri è proprio il nostro cuore donato senza riserve: «Creda che il dono più grande che può offrirgli è quello del suo cuore; non le chiede altro: Fili, praebe mihi cor tuum (Pr 23,26)» (Opere Complete, XI, 65-66).
Donare il cuore significa conformarlo concretamente agli atteggiamenti del Maestro. C’è un passo del Vangelo che san Vincenzo citava continuamente come guida pratica di vita: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Questo atteggiamento era così fondamentale che san Vincenzo lo stabilì come una massima irrinunciabile per la vita pratica e missionaria della Congregazione della Missione. Infatti, ammoniva: «Con la mitezza si possiede la terra, perché mediante la pratica di questa virtù si conquistano i cuori degli uomini per convertirli a Dio, cosa che non possono ottenere coloro che si comportano con il prossimo in modo duro e aspro» (Regole Comuni della Congregazione della Missione, cap. II, 6).
Questa devozione intima possiede inevitabilmente una dimensione missionaria e sociale. L’amore del Cuore di Gesù trasforma la nostra sensibilità spirituale verso coloro che soffrono. Papa Francesco esprime magistralmente questa dinamica spirituale citando Henri Huvelin: «Quando il Signore vive in un cuore, gli comunica questi sentimenti, e quel cuore si piega verso i piccoli. Tale era la disposizione del cuore di un Vincenzo de’ Paoli» (Dilexit nos, 180).
In questa solennità del Sacro Cuore rinnoviamo la nostra vocazione al servizio. Chiediamo al Signore la grazia di unire i nostri affetti ai suoi affinché, trasformati dalla sua mitezza e dalla sua carità, possiamo offrire ai nostri “padroni e signori” un cuore disposto ad amarli fino alla fine.