La celebrazione della Pentecoste

Nella solennità della Pentecoste, la Chiesa si raccoglie in preghiera per accogliere il dono dello Spirito Santo, fonte di unità e di rinnovamento per tutto il popolo di Dio. Nel mistero liturgico si manifesta la presenza viva dello Spirito, che guida e sostiene la Chiesa nel suo cammino attraverso i secoli, rendendo attuale l’opera della salvezza e invitando ciascuno a conformare la propria vita a Cristo Signore!

Formazione ed evoluzione

Come si è già visto nei primi tempi della Chiesa la Pentecoste era considerata nella prospettiva unitaria della Pasqua di cui il cinquantesimo giorno costituiva, per l’appunto, la chiusura. Quando Melitone di Sardi [1] e Tertulliano si riferiscono alla Pentecoste, intendono sempre la Cinquantina pasquale celebrata come un unico giorno di festa[2].

Presso gli ebrei, la festa delle settimane – così la definisce il Pentateuco[3] -, celebrata sette settimane dopo la Pasqua, era una festa particolare nel corso della quale si rese dapprima grazie al Signore per i raccolti, quindi, in un periodo successivo, per la proclamazione della Legge sul Sinai, cinquanta giorni dopo la liberazione dall’Egitto. Come hanno constatato i biblisti analizzando gli scritti antichi, questa festa non sembra abbia avuto un influsso importante sulle celebrazioni cristiane. Tuttavia l’Ascensione di Gesù al cielo e l’invio dello Spirito Santo non potevano essere ignorati come eventi a sé stanti. All’inizio l’Ascensione e la Pentecoste furono di solito celebrate contemporaneamente, proprio sulla base delle parole stesse di Gesù che invitavano a collegare insieme i due avvenimenti. In Giovanni infatti (16,7), Gesù annunzia la sua partenza e, nel contempo, ma condizionato da questa partenza, l’invio dello Spirito. Tenuto conto della psicologia umana, era perciò normale celebrare con maggior solennità l’ultimo giorno della Cinquantina. Ѐ bene comunque sottolineare che, con la Pentecoste non si chiude definitivamente il Tempo pasquale nel senso che al mistero pasquale di Cristo fa seguito fa seguito quello della Chiesa[4].

Il cinquantesimo giorno comincia ad assumere una propria autonomia liturgica all’inizio del IV secolo (300 d.C.), quando, durante la Veglia pasquale, a Roma, vennero conferiti anche i sacramenti dell’iniziazione cristiana. San Leone Magno, nel suo sermone sulla Pentecoste[5], allude chiaramente a coloro che sono stati battezzati nella notte di questa festività. La Veglia è organizzata sulla falsariga di quella di Pasqua, con varie letture e, come abbiamo appena detto, con il conferimento dei sacramenti dell’iniziazione cristiana. Quattro sono le letture previste. Se la Veglia di Pentecoste ricalcò quella di Pasqua, non assimilò tuttavia le sue cerimonie della benedizione del fuoco e del cero, anche se alcune chiese franche conservarono questi riti[6].

Successivamente, verso l’VIII (700 d.C.) – IX (800 d. C.), secolo la celebrazione notturna fu anticipata al pomeriggio del sabato o addirittura la mattino.

Tanto l’eucologia della messa (la preghiera eucaristica e le orazioni presidenziali) della veglia, che quella del giorno di Pentecoste sono reperibili nel sacramentario di Verona e in quello Gelasiano[7].

 

La celebrazione della Pentecoste, oggi.

Il nuovo Messale ha sottolineato che la celebrazione della solennità della Pentecoste non costituisce la chiusura della Cinquantina pasquale, rifacendosi in tal modo, non senza motivazione pastorale e teologico-liturgica, alla più antica tradizione.

Abbiamo una celebrazione eucaristica detta della vigilia, che si celebra come prima Messa della Solennità la sera del sabato dopo i Primi vespri che introducono alla solennità.

La domenica di Pentecoste si usa il formulario della Messa del giorno.

È importante, tramite le celebrazioni liturgiche sottolineare come lo Spirito Santo conduca la Chiesa lungo i secoli, altrimenti questa sarebbe scomparsa da tempo. La storia ne è il testimone più credibile.

Infatti, guardando il trascorrere del tempo è normale chiedersi come la Chiesa abbia potuto superare difficoltà provenienti dall’esterno e dal suo interno. Qualsiasi altra struttura al suo posto sarebbe scomparsa.

Se è lampante per un cristiano che lo Spirito Santo conduce la Chiesa è fondamentale per ciascuno, porsi al seguito dello Spirito Santo. Per attuare tale progetto necessita quotidianamente, compiere la volontà del Padre. Per compiere la volontà del Padre è fondamentale seguire una sola persona: il Signore Gesù.

Come fare per attuare la sequela a Cristo Signore? Conformare la nostra vita alla sua. Infatti, egli ha scelto liberamente di far parte del popolo d’Israele e, al suo interno di vivere il Galilea la regione delle due (Giudea e Galilea) più disprezzata e, in quella, a Nazaret, l’ultimo paese d’Israele gli abitanti di Nazaret non godevano di alcuna stima all’interno del popolo e, a Nazaret, scelse di nascere e vivere all’interno di una comunissima famiglia, perché?

Perché il Signore ha voluto vivere per trent’anni nel silenzio; perché non ha voluto custodire o costruirsi la fama? Perché anche durante la sua vita pubblica (tre anni; un anno e mezzo) ha voluto sempre restare nell’ombra e, anche durante i miracoli Gesù si è sempre schernito dalla gloria.

Un fatto è certo: Gesù non ha mai voluto essere autoreferenziale; Gesù ha voluto essere una persona chiara, cioè quella che appare è, non si è costruito un’immagine, o una fama.

Ascoltare lo Spirito significa cercare di vivere imitando la vita di Cristo.

Pensiamo alla conversione di san Vincenzo: ordinato prete senza vocazione; un arrivista; una persona che usava la vita presbiterale per ottenere vantaggi economici.

Dopo la conversione, si rende conto di che cosa significhi essere prete: avere addosso l’odore delle pecore! Quello che è successo in seguito lo conosciamo bene.

E noi che celebriamo il giubileo vincenziano, possiamo affermare che cerchiamo, nonostante i nostri limiti, lo Spirito Santo come fece il nostro fondatore insieme a Santa Luisa, oppure siamo come san Vincenzo prima della conversione?

 

Auguro a tutti di seguire quotidianamente lo Spirito Santo.

 

p. Giorgio Bontempi c.m.

[1] MÉLITON DE SARDES, Sur ls Páque: ed O.Perler  (SCh 123, 65), Paris 1966.

[2] TERTULLIANO, De Ieiunio, 14, 2; CCL 2, 1273.

[3] Es 34, 22; Lv 23, 15. Vedere J. Van Goudoever, Fêtes et calendriers bibliques, Paris 1967ᴲ, 31-48( traduzione dall’inglese Biblical Calendars, Leiden 1961).

[4] M. RIGHETTI, Manuale di Storia Liturgica, II, Milano, 1969ᴲ, 312.

[5] Leone Magno, Serm. 76, 1: CCL 138A, 472.

[6] M. RIGHETTI, Manuale di Storia Liturgica, II, Milano, 1969ᴲ, 312.

[7] Il sacramentario è un volume simile al nostro Messale Romano.

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