Quattro secoli dopo l’istituzione della Congregazione della Missione, non c’è dubbio che il carisma di San Vincenzo de’ Paoli continui ad arricchire la Chiesa attraverso i vari apostolati e le buone opere dell’intera Famiglia Vincenziana. Spero che le celebrazioni di questo centenario mettano in evidenza l’importanza dello spirito di San Vincenzo di servizio a Cristo nei poveri per il rinnovamento della Chiesa del nostro tempo nel discepolato missionario e nella vicinanza ai bisognosi e agli abbandonati nelle tante periferie del nostro mondo e ai margini di una cultura superficiale e usa e getta . [1]
Queste parole di Papa Francesco, rivolte a don Tomaž Mavrič, Superiore Generale, in occasione della celebrazione del 400° anniversario della fondazione della Congregazione della Missione, ci incoraggiano a riflettere sulla nostra missione mentre entriamo nel nostro quinto secolo di vita.
L’inizio del nostro quinto secolo coincide con l’Anno Santo 2025; con il motto “pellegrini della speranza“, il Giubileo ci ricorda che la speranza cristiana si fonda sulla fede e si esprime nell’esercizio della carità, spingendoci verso una Chiesa più universale e con un maggiore impegno nell’evangelizzazione. Quest’anno giubilare, che vuole alimentare la nostra speranza, ci ricorda che ogni nuovo passo nella vita della Chiesa è un ritorno alla fonte, una rinnovata esperienza dell’incontro con il Risorto .[2]
In questa comunicazione vorrei evidenziare cinque aspetti della nostra Missione nella Chiesa di oggi, basandomi sulla convinzione, espressa nelle parole di Papa Francesco, che il carisma di San Vincenzo de’ Paoli continua ad arricchire la Chiesa attraverso i vari apostolati e le buone opere dell’intera Famiglia Vincenziana.
Nella sinagoga di Nazareth[3] e a partire dai testi del profeta Isaia (Lo Spirito del Signore è su di me, perché mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri…), Gesù definisce la sua missione dando alle parole del profeta un valore programmatico all’inizio del suo ministero pubblico. Vincenzo de’ Paoli trovò qui il motto della propria vita e della Congregazione, chiamata a prolungare l’esistenza e la missione di Gesù Cristo quando era sulla terra: evangelizzare i poveri: operare e insegnare, come Gesù Cristo, le parole e i fatti predetti dai profeti . [4]
Nel portico delle Regole Comuni, donate da San Vincenzo de’ Paoli ai missionari nel 1658, troviamo un’incisione che mostra il significato della missione di Gesù Cristo, che è anche la nostra missione.
Sicut misit me Pater, et ego mitto vos: Come il Padre ha mandato me, così io mando voi (Giovanni, 20, 21). L’irradiazione proveniente dal Padre ci aiuta a comprendere la missione del Figlio, che è la più importante (e anche la più grande figura dell’incisione). Lo Spirito Santo, rappresentato dalla colomba, rimane su Gesù. Le mani di Gesù ci mostrano la doppia direzione della Missione: verso il cielo, perché l’evangelizzatore annuncia la Buona Novella che viene da Dio, il suo Regno; e verso i fratelli, orizzontalmente, perché la salvezza e il Regno di Dio raggiungono tutti.
Le due piccole scene sullo sfondo superiore mostrano le due dimensioni della salvezza: a sinistra, l’annuncio della Parola di Dio; a destra, la guarigione dei malati: servire i poveri corporalmente e spiritualmente, secondo l’espressione di San Vincenzo[5] . Queste sono le opere di Gesù Cristo, e sono anche le opere dei suoi discepoli.
I discepoli, disposti intorno a Gesù, accettano la missione che egli affida loro. I membri della Congregazione, discepoli missionari[6] , continuano la missione di Gesù: Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.
L’iscrizione finale: circuibant per castella evangelizantes: Andavano di villaggio in villaggio annunciando la Buona Novella (Luca 9,6), ci aiuta a collocare la missione della Congregazione come un prolungamento nel tempo della Missione di Gesù Cristo e della comunità apostolica.
Ogni capitolo delle Regole Comuni stabilisce una relazione di continuità tra la Missione di Gesù Cristo e quella dei membri della Congregazione della Missione. San Vincenzo de’ Paoli propone di acquisire le virtù e di praticare gli insegnamenti evangelici che Gesù Cristo ha praticato e insegnato, che ha cercato di “trarre tutti dallo spirito di Gesù Cristo e di ricavarli dalle azioni della sua vita…, considerando che coloro che sono stati chiamati a continuare la missione dello stesso Salvatore, che consiste principalmente nell’evangelizzare i poveri, devono entrare nei suoi sentimenti e nei suoi insegnamenti, essere ripieni del suo stesso spirito e camminare sulle sue stesse orme”[7] .
Nei primi anni di ministero come insegnante, preparando il corso di Introduzione alla Teologia, mi sono imbattuto in un’espressione che mi ha aiutato in seguito a identificare e dare un nome alla geniale intuizione di San Vincenzo de’ Paoli nelle Regole comuni: la pratica di Gesù . [8]
Permettetemi di affermare che la Missione della Congregazione, all’inizio del suo quinto secolo di vita, non può che essere quella di perseverare nella pratica di Gesù: prolungare, continuare, estendere, dilatare, portare avanti la pratica di Gesù, rimanere nella pratica di Gesù. Perseverare nella pratica di Gesù esprime e attualizza l’intuizione di San Vincenzo: noi che siamo stati chiamati a continuare la missione del Salvatore stesso, che consiste principalmente nell’evangelizzare i poveri, dobbiamo entrare nei suoi sentimenti e nei suoi insegnamenti, essere pieni del suo stesso spirito e camminare sulle sue stesse orme.
Gli apostoli, che vivevano in comunità con Gesù e giravano per i villaggi annunciando la Buona Novella del Regno e guarendo coloro che erano afflitti da qualsiasi malattia[9] , sono stati iniziati alla pratica di Gesù in modo connaturale: stavano con lui, lo seguivano, facevano quello che lui diceva loro di fare. Dopo gli eventi pasquali, quando Gesù evangelizzatore diventa il contenuto centrale della predicazione perché è il Maestro e il Signore, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo, nel quale tutti i popoli ottengono la salvezza offerta da Dio[10] , coloro che accolgono la Buona Novella iniziano un processo ben descritto negli Atti degli Apostoli: convertirsi, credere che Gesù Cristo è il Signore, essere battezzati, entrare a far parte della comunità e vivere alla maniera di Gesù.
P. Corpus Juan Delgado Rubio CM
[1] Francesco. Lettera a don Tomaž Mavrič, superiore generale della Congregazione della Missione. 11 dicembre 2024.
[2] Francesco. Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione, XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Roma, 24 novembre 2024, 1.
[3] Luca. 4, 16-21; cfr. Isaia 61, 1-2 e 58, 6. Mi rifaccio al mio studio Dimensión social del jubileo. Caritas, Pamplona 2000. Cfr. anche: A. Vanhoye. L’anno giubilare nel vangelo di Luca: TERTIUM MILLENNIUM (1997), 22-25. Cfr. anche: C.M. Martini. L’evangelizzatore in San Luca. Ediciones Paulinas, Bogotá 1985. A. George. Il Vangelo secondo Luca. Verbo Divino, Estella 1976.
[4] SVes XI 391.
[5] Cfr. SVes IX 73.
[6] Francesco. Evangelii Gaudium, 24, passim.
[7] Regole comuni, introduzione.
[8] H. Echegaray. La pratica di Gesù. Lima, 1986.
[9] Atti 10, 38.
[10] Cfr. Atti 4, 13-14.