Il 22 settembre 1936, nel cimitero di Cartagena, tre giovani laici – Modesto Allepuz Vera, padre di famiglia di 30 anni, Enrique-Pedro Gonzálvez Andreu, ufficiale notarile di 26 anni, e José Ardil Lázaro, di soli 22 anni – offrirono la loro vita per Cristo. Accusati di un “reato” singolare – “stare sempre insieme” –, furono condannati perché uniti nella fede, nell’amicizia evangelica e nell’impegno nell’Azione Cattolica, dove si distinguevano per la difesa della morale, della dottrina sociale e della dignità cristiana.
Nei giorni di prigionia si prepararono con la confessione, il canto della Salve Regina e dell’inno della loro associazione, indossando la medaglia miracolosa come segno di appartenenza e fiducia in Maria. Prima di cadere sotto il fuoco dei fucili, perdonarono i carnefici e lasciarono un testamento spirituale che ancora ci interpella: “Che il nostro sangue non sia inutile”.
Oggi la Chiesa ricorda questi fratelli come testimoni luminosi del Vangelo. La loro unione e il loro coraggio ci invitano a riscoprire il valore della fraternità nella fede: non un semplice “stare insieme”, ma un camminare uniti in Cristo, pronti a condividere speranze, prove e gioie.
San Vincenzo de Paoli ricordava che la forza del cristiano è vivere con il cuore di Cristo, nella semplicità e nella carità. Così i martiri di Cartagena ci spingono a testimoniare la nostra fede nonostante le difficoltà, con una vita coerente e radicata nel Vangelo.
Signore Gesù, che hai reso forti Modesto, Enrique-Pedro e José nel momento della prova, dona anche a noi il coraggio di vivere la fede con gioia e fedeltà.
Fa’ che la nostra unità diventi luce per il mondo e sostegno per i fratelli più deboli.
Maria, Madre della speranza, accompagnaci nel cammino della testimonianza cristiana.
Amen.