Nel corso del mese di settembre, la Famiglia Vincenziana commemora alcuni dei suoi martiri spagnoli, uomini e donne che, nel mezzo della persecuzione religiosa del 1936, rimasero fedeli a Cristo e alla loro vocazione fino alla fine. Il 22 e il 23 settembre ricordiamo in modo particolare i Beati Modesto Allepuz Vera, Enrique-Pedro Gonzálvez Andreu, José Ardil Lázaro, Maurilio Tobar González, Ponciano Nieto Asensio e José Santos Ortega, insieme alla Serva di Dio Julia Angulo Pozas.
Le loro storie sono diverse, ma hanno tutte qualcosa in comune: una fede che non si è limitata alle parole, ma si è trasformata in dono di sé.
Il Beato Maurilio Tobar González giunse al termine dei suoi 43 anni di ministero sacerdotale dopo una vita segnata dalla pietà, dalla prudenza e da una profonda umiltà. La sua missione lo portò da Alcorisa a Santiago de Cuba, dove fu parroco di Guantánamo, consigliere dell’arcidiocesi e direttore delle Figlie della Carità all’Avana. Al suo ritorno in Spagna, proseguì la sua attività missionaria e l’accompagnamento delle Figlie della Carità nel sud-est del Paese.
Dal 1931 fu superiore della residenza dei Padri Cappellani a Madrid, in calle Lope de Vega. Qui continuò a svolgere il suo ministero fino a quando la persecuzione religiosa rese sempre più difficile vivere e celebrare pubblicamente la fede.
Accanto a lui si trovava il Beato Ponciano Nieto Asensio, sacerdote di immensa cultura, studioso e poliglotta, che mise anch’egli le proprie conoscenze al servizio dell’evangelizzazione. Gran parte del suo apostolato si svolse attraverso la parola scritta. Diresse pubblicazioni come La Inmaculada de la Medalla Milagrosa e Anales, e scrisse l’importante Historia de las Hijas de la Caridad.
La sua vita intellettuale era inseparabile dalla sua fede. Già nel 1921 aveva scritto del martirio come della più alta espressione dell’amore per Dio, mostrandosi disposto a rimanere fedele alla legge divina anche di fronte alla minaccia della morte.
Anche il Beato José Santos Ortega visse il suo sacerdozio con profondo zelo apostolico. Nato in una famiglia particolarmente legata alla Congregazione della Missione e alle Figlie della Carità, chi lo conobbe lo descriveva come un uomo semplice, buono e affabile, animato dal profondo desiderio di lavorare per la salvezza delle anime.
Tra le sue grandi devozioni vi era la Vergine della Medaglia Miracolosa, il cui culto contribuì a diffondere, persino nella cattedrale di Burgos. Di fronte alla possibilità della morte, scrisse alla sorella, Suor Eustasia, Figlia della Carità, parole che riassumono il suo atteggiamento: «Alla preghiera e alla penitenza, e Dio sopra ogni cosa».
A Madrid, mentre la persecuzione si intensificava, i Padri Maurilio Tobar e Ponciano Nieto, insieme al Fratello Saturnino, trovarono rifugio grazie a Julia Angulo Pozas, una donna di profonda fede, vicina alla Famiglia Vincenziana.
Julia non si limitò a offrire loro un luogo dove nascondersi. Nella propria casa custodì vasi sacri e oggetti destinati al culto e permise che quello spazio diventasse una piccola chiesa clandestina. Lì i sacerdoti potevano celebrare l’Eucaristia e far giungere segretamente le ostie consacrate alle Figlie della Carità che si nascondevano in diversi luoghi della città.
Il suo gesto fu un’espressione concreta di carità e coraggio. Julia conosceva il rischio che stava correndo e, nonostante ciò, scelse di aprire la propria casa e di mettere la sua vita al servizio di quanti avevano bisogno di protezione.
Il 23 settembre 1936, i miliziani portarono via i sacerdoti e Julia. Prima di partire, i Padri salutarono la portinaia del palazzo, consapevoli che probabilmente non sarebbero mai tornati. Maurilio e Ponciano furono uccisi a causa del loro sacerdozio e della loro fedeltà a Cristo. Anche Julia donò la propria vita per averli accolti e aiutati.
Lo stesso giorno, a Hortaleza, fu ucciso anche il Beato José Santos Ortega. Secondo la testimonianza di un testimone oculare, dopo essere sceso dal veicolo e aver fatto alcuni passi, cadde sotto i colpi d’arma da fuoco. La sua morte fu l’ultimo atto di una vita donata al servizio di Dio.
Il giorno precedente, il 22 settembre, la Chiesa fa memoria di altri tre giovani martiri legati alla Famiglia Vincenziana: Modesto Allepuz Vera, Enrique-Pedro Gonzálvez Andreu e José Ardil Lázaro, rispettivamente di 30, 26 e 22 anni.
I tre furono fucilati nel cimitero di Cartagena nel 1936. Durante la persecuzione erano rimasti profondamente uniti, al punto che una delle accuse mosse contro di loro era una frase semplice ma significativa: «Stavano sempre insieme».
Nei loro ultimi momenti lasciarono una testimonianza di fede e fraternità. Si confessarono, cantarono la Salve e l’inno dell’Associazione e perdonarono coloro che stavano per togliere loro la vita. Salutarono persino i loro carcerieri con un abbraccio di pace.
Morirono indossando la medaglia e il cordone dei membri dell’Associazione. Nel caso di Enrique-Pedro, il proiettile che gli tolse la vita attraversò la Medaglia Miracolosa che portava con sé, successivamente conservata dalla sua famiglia come reliquia.
Prima di morire, attraverso un compagno di prigionia, fecero giungere un messaggio che ancora oggi continua a risuonare: «Che il nostro sangue non sia inutile».
I martiri non appartengono soltanto alla storia. La loro vita continua a porre una domanda a quanti oggi ricevono la loro testimonianza: fino a che punto siamo disposti a vivere la nostra fede quando ciò richiede coraggio, dono di sé e fedeltà?
Maurilio, Ponciano e José Santos vissero il loro sacerdozio fino alla fine. Julia trasformò l’ospitalità in una forma di dono di sé. Modesto, Enrique-Pedro e José affrontarono la morte uniti, perdonando gli altri e mantenendo viva la loro fede.
Le loro storie ci ricordano che il martirio non fu soltanto il momento della loro morte. Fu il compimento di una vita donata a Dio e agli altri.
Oggi, facendo memoria di questi testimoni, affidiamo alla loro intercessione le nostre comunità, i giovani e tutte le persone che continuano a vivere la loro fede con generosità e coraggio. Che il loro sangue non sia stato versato invano e che la loro testimonianza aiuti anche noi a rimanere fedeli al Vangelo.