Ai membri della Famiglia Vincenziana
«Chi avrebbe pensato…».
Lo stupore grato di San Vincenzo de’ Paoli,
dono per tutta la Famiglia Vincenziana
Cari membri della Famiglia Vincenziana,
la grazia e la pace del Signore siano sempre con noi!
Ogni anno, il 27 settembre, Solennità di San Vincenzo de’ Paoli, accade qualcosa che merita di essere guardato con stupore. In ogni continente e in lingue diverse, centinaia di migliaia di persone si riconoscono figli e figlie dello stesso padre: sacerdoti e fratelli della Congregazione della Missione, Figlie della Carità, religiosi e religiose delle numerose Congregazioni che si ispirano a San Vincenzo, membri della Società di San Vincenzo de’ Paoli, dell’Associazione internazionale delle Carità, della Gioventù Mariana Vincenziana, dell’Associazione della Medaglia Miracolosa, del movimento Missionari Secolari Vincenziani …
Ci troviamo dove San Vincenzo ci ha inviati: nelle parrocchie e negli ospedali, nelle scuole e nelle mense, nei campi profughi e nelle carceri, lungo le strade delle nostre città, nelle mission ad Gentes, … Ed oggi, in tutti questi luoghi, celebriamo insieme. Quattro secoli non hanno spento il suo passo: Vincenzo cammina ancora accanto a noi, e la sua voce continua a indicarci un volto, una porta a cui bussare, una mano da stringere.
Permettetemi una confidenza. Forse non lo abbiamo mai fatto davvero — o non abbastanza. Abbiamo studiato Vincenzo, lo abbiamo citato nelle omelie e nelle assemblee, ne abbiamo analizzato le lettere e le conferenze, gli abbiamo chiesto di intercedere per le nostre necessità … ma ci siamo mai fermati semplicemente a ringraziarlo?
Ringraziarlo per il dono della sua santità: non una perfezione astratta, ma una vita spesa fino all’ultimo respiro, una santità fatta di giornate lunghe, di decisioni difficili, di fedeltà quotidiana. Ringraziarlo per il dono del suo carisma: quello sguardo che ha saputo riconoscere Cristo nel povero è lo sguardo che ha consegnato a noi, senza che avessimo fatto nulla per meritarlo. Ringraziarlo per il dono della sua spiritualità: una vita concreta, sobria, senza artifici, che ha insegnato a generazioni intere come si sta davanti a Gesù e come si sta davanti ai poveri, e che ha scoperto essere lo stesso movimento del cuore.
La gratitudine è il primo linguaggio della fede. Vincenzo lo sapeva bene: tutto ciò che aveva ricevuto — la vocazione, gli incontri, persino le prove — lo riconduceva alla Provvidenza. Dire grazie quindi, non è un gesto sentimentale ma è riconoscere che nulla di ciò che siamo ce lo siamo dato da soli. E in questo giorno, prima di ogni proposito e di ogni programma, vorrei che l’intera Famiglia Vincenziana si fermasse su questa soglia.
Vi invito a sostare un istante a contemplare ciò per cui diciamo grazie. Quel dono è stato acceso nel cuore di un uomo, si è dilatato in una famiglia, si è consegnato alla Chiesa. Personale, comunitario, ecclesiale: tre respiri di un unico soffio dello Spirito.
Il carisma e la spiritualità, lo sappiamo, non nascono da un pensiero ma da un’esperienza: non è una dottrina che Vincenzo ha costruito, è ciò che gli è capitato di vivere — e gli è capitato lì dove era, in una vita di origini umili. Egli non lo ha mai nascosto: «sono figlio di un povero lavoratore», scriveva nel 1633 ad un prete della Missione; ad una donna che gli chiedeva l’elemosina chiamandolo «Monsignore», rispose semplicemente di essere un povero guardiano di porci, figlio di un contadino. Non era falsa modestia: era la coscienza esatta di chi sa che il dono ricevuto non poggia su alcun merito.
C’è di più. Vincenzo confessa di non aver compreso nulla, all’inizio, di ciò che stava nascendo. Raccontando le origini della Missione ai suoi confratelli, ammetteva: «Nessuno vi aveva mai pensato e nessuno nemmeno sapeva che cosa fossero le missioni. Neppure io vi pensavo e non sapevo in che cosa consistessero». E ne trae immediatamente la conclusione che è la chiave di tutto: «Ed è da questo che si riconosce l’opera di Dio: quando in un’opera gli uomini non vi hanno avuto parte, siamo di fronte ad un’opera di Dio, e questa deriva direttamente da Lui». (Alla Congregazione della Missione. Ripetizione dell’orazione del 25 gennaio 1655).
Ecco il primo tratto del carisma e della spiritualità: è personale, perché nasce da una chiamata per nome, che precede ogni comprensione del suo scopo. Vincenzo non ha scelto: è stato scelto. E questo vale, oggi, per ciascuno di noi. Nessuno di noi si è dato da sé la propria vocazione vincenziana. Alle sorelle inviate ad Arras, Vincenzo diceva con una precisione che ci riguarda: «Non ha scelto una suora qualsiasi, ma ha scelto te e non altre» (Alle Figlie della Carità. Conferenza del 30 agosto 1656); insegnava loro a pregare con lo stupore di chi non se ne capacita: «Chi avrebbe pensato che vi sareste servito di una creatura meschina come me?» (Alle Figlie della Carità. Conferenza del 9 giugno 1658). Chiediamoci: quando è stata l’ultima volta che abbiamo guardato alla nostra vocazione con questo stupore, invece che come a un ruolo acquisito?
Ma proprio perché è personale, il carisma non resta privato. Chiamati per nome, ci si scopre subito chiamati insieme: il dono cerca corpo, volti, storie condivise. È accaduto immediatamente, e Vincenzo lo ha riconosciuto con lucidità disarmante. Parlando alle Figlie della Carità della loro regola, disse «Siete voi che l’avete fatta, o meglio è Dio che ve l’ha ispirata, perché io non saprei dire chi ve l’abbia data». E aggiunse le parole più belle che un fondatore possa pronunciare: «Dio solo pensava a voi. È lui, lo possiamo proprio dire, il fondatore della vostra Compagnia» (Alle Figlie della Carità. Conferenza del 14 giugno 1643).
Il carisma e la spiritualità dunque, generano comunità e comunione. È il sogno di Vincenzo per tutta la Famiglia Vincenziana: l’immagine della Trinità impressa in noi (Alla Congregazione della Missione. Conferenza del 27 giugno 1642).
Il carisma e la spiritualità, infine, sono dati alla Chiesa, dentro la Chiesa, per la missione della Chiesa. Vincenzo lo esprime nei termini più alti quando dice che la nostra vocazione è «una continuazione» di quella di Cristo, e che i poveri sono la nostra eredità propria: «la nostra caratteristica è di essere, come Gesù Cristo, dediti ai poveri». E aggiunge, quasi senza fiato: «siamo coinvolti come strumenti, grazie ai quali egli continua a fare dal cielo quello che fece sulla terra» (Alla Congregazione della Missione. Conferenza del 6 dicembre 1658). Non siamo un’agenzia di solidarietà. Siamo un prolungamento della missione di Gesù.
Questo respiro ecclesiale, però, Vincenzo lo traduceva sempre in gesti concreti e verificabili. Alle due sorelle mandate ad Arras non consegnò soltanto un ideale; disse loro che la prima cosa da fare, arrivate in città, sarebbe stata andare dal vescovo «per chiedergli la benedizione e ricevere i suoi ordini» (Alle Figlie della Carità. Conferenza del 30 agosto 1656). Il carisma e la spiritualità si inseriscono sempre in una Chiesa concreta, in una diocesi, in una parrocchia, sotto la guida dei pastori.
I tre aspetti si tengono l’un l’altro. Il dono personale, senza la comunità, si consuma nell’entusiasmo di uno solo. La comunità, senza l’apertura ecclesiale, si trasforma in un cerchio che si scalda da sé. E la dimensione ecclesiale, se non torna a incendiare il cuore di ciascuno, resta un’appartenenza sulla carta.
Chiamati per nome, radunati insieme, inviati oltre noi stessi: questo è il movimento che Vincenzo ha ricevuto e ci ha consegnato. È lo stesso movimento del Vangelo, ed è la ragione per cui, quattro secoli dopo, siamo ancora qui a dire grazie.
La gratitudine, se è autentica, non si ferma alla memoria: diventa compito. Per questo desidero consegnarvi tre sfide che sento urgenti per la Famiglia Vincenziana di oggi.
Le sfide che vi ho consegnato non sono un elenco di adempimenti, ma un invito a lasciarci rimettere in movimento. Ma non ci è chiesto di essere all’altezza da soli: ci è chiesto di camminare, e il cammino si apre mentre lo percorriamo. San Vincenzo non partì da un progetto compiuto, partì da un incontro, da un povero che aveva un volto e un nome, e da lì lasciò che Gesù scrivesse il resto.
È questa la bellezza della nostra vocazione: non ci chiede di essere straordinari, ma di restare disponibili. Non ci promette strade facili, ma ci assicura che nessun passo compiuto per amore dei poveri va perduto.
Andiamo avanti dunque, senza paura e senza fretta, ma insieme.
Al fine di prepararci spiritualmente alla Solennità di San Vincenzo de’ Paoli che quest’anno coincide con la 112ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, l’Ufficio di Comunicazione della Congregazione della Missione preparerà la Novena a San Vincenzo sul tema dei migranti e dei rifugiati. A partire dal 18 settembre 2026 il testo sarà pubblicato sui social della Congregazione e della Famiglia Vincenziana. È possibile scaricare il sussidio in file pdf:
Italiano: https://congregatiomissionis.org/novena-san-vincenzo-de-paoli/
Español: https://congregatiomissionis.org/es/novena-san-vicente-de-paul/
English: https://congregatiomissionis.org/en/novena-saint-vincent-de-paul/
Français: https://congregatiomissionis.org/fr/neuvaine-saint-vincent-de-paul/
Uniti nella stessa Parola, siamo una cosa sola!
Per raccontare al mondo con autenticità e profondità il cuore pulsante della Famiglia Vincenziana, la Congregazione della Missione ha scelto una via d’eccezione: invitare un regista italiano a vivere per un intero mese a stretto contatto con la comunità della Maison Mère. Da questa straordinaria esperienza di condivisione e immersione quotidiana nasce il documentario “Au Cœur de Paris”.
Scritto e diretto da Manuel de Teffé e impreziosito da una colonna sonora originale appositamente composta da Gabriele Croci, il documentario offre un viaggio visivo ed emozionante pensato per far conoscere, apprezzare e amare la Casa Madre in modo inedito. L’opera si sviluppa attraverso un percorso strutturato e coinvolgente: un Prologo, che radica lo spettatore nella geolocalizzazione e nell’atmosfera della Maison Mère; la prima parte, dedicata con profonda devozione al “padrone di casa”, San Vincenzo de’ Paoli; la seconda parte, che ripercorre la storia dell’edificio dai turbolenti giorni della Rivoluzione Francese fino ad oggi, con una speciale attenzione alla Cappella; la terza parte, che si apre al mondo esterno per celebrare le sconfinate attività missionarie nate da questo luogo; la quarta parte, che presenta la Casa nella sua realtà odierna, mettendo in luce un legame storico profondo e sconosciuto ai più: quello tra rue de Sèvres e rue du Bac. Il documentario si conclude con una serie di brevi interviste che restituiscono calore e familiarità ai luoghi e ai volti della missione.
Per permettere alla grande Famiglia vincenziana e agli appassionati di storia e spiritualità di tutto il mondo di fruire dell’opera, il documentario sarà tradotto in diverse lingue. Ad oggi, il documentario in inglese è già disponibile su YouTube Congregatio Missionis.
Vi affido all’intercessione della Madonna della Medaglia Miracolosa, di San Vincenzo de’ Paoli e di tutti i Santi, Beati, Serve e Servi di Dio della Famiglia Vincenziana.
Tuo fratello in san Vincenzo
Tomaž Mavrič, CM
Superiore Generale